martedì 15 settembre 2009

42° giorno : San Giacomo - Capanne di Cosola




San giacomo – Capanne di Cosola: L’Appennino Nord Occidentale


Di buon mattino siamo scesi a valle verso Cuneo, salutando i muratori che già lavoravano da un pezzo sulle case a bordo della strada per la colazione a Boves. Il cappuccino al bar con brioche è stato graditissimo, così come sentire i due signori a fianco discutere di politica senza crederci troppo...





Ci siamo poi infilati nella valle del Tanaro dopo essere passati da Mondovì, e svoltando a sinistra abbiamo trovato questo cartello...
Molti paeselli dell’Appennino, e non solo, trovandosi in aree rurali fuori dalle tratte commerciali o senza grosse attrattive turistiche (sebbene siano borghi belli in aree meravigliose) hanno in questi anni accusato la concorrenza dell’agricoltura delle pianure. Le politiche europee cercano di incoraggiare la sperimentazione di colture differenti, e sembra che a Sale san Giovanni abbiano preso iniziativa. La Lavanda trova condizioni adatte anche nel nostro Appennino e non è un’esclusiva della provenza.






Attraversando le Langhe: un cartello curioso…. Noi abbiamo deciso di non presentarci. Igliano ha 80 abitanti.





Avendo capito ormai che le strade più belle sono quelle più piccole ci siamo immersi nel dedalo di stradine che filtra nell’appennino sopra Savona e Genova, in direzione generale Est, ubriacandoci di curve, tornanti, panorami stupendi….


 

Dego, paesino di 2000 abitanti circa. Ci siamo fermati in questa locanda a bordostrada per un risotto che è stato parecchio gradito dai nostri palati, e seduto al tavolo a fianco al nostro c'era un signore, che da solo pasteggiava bevendo acqua, e ci ha rivolto la parola, incuriosito dalle Vespe, per chiederci da dove venissimo e dove andassimo così carichi. Gli abbiamo spiegato la nostra storia, e dopo una bella conversazione è saltato fuori che lui era stato in missione  da capo cantiere in Perù nello stesso paese in cui Ado era andato a lavorare sulla potabilizzazione e la gestione della rete idrica.A nostra volta stimolati dalla curiosa coincidenza gli abbiamo chiesto da dove venisse e cosa facesse a Dego. Ci ha raccontato che era di Monza, e dopo essersi stufato di una vita da venditore di auto in concessionaria aveva deciso di comprare un pezzo di terra.....



che ci ha mostrato....



......e ha deciso di mettere a posto con le sue mani........



....questo vecchio cascinale... completo di forno, fienile e pozzo.












passava le giornate qui a lavorare da solo...





...e gentilissimamente ci ha dato una birra.





Ammirevoli del coraggio di quest'uomo, che aveva mollato una comoda vita che non lo soddisfaceva per una vita dura che però gli riempiva il cuore d'orgoglio e dava maggiori opzioni alla sua famiglia, abbiamo ammirato il lavoro che aveva fatto fin lì. aveva posato le tubature in ingresso dell'acqua in una trincea profonda 2 metri da solo, lavoro massacrante,  e si apprestava a rifare tutti gli altri impianti.
Lo abbiamo ringraziato per aver condiviso con noi un'ora del suo pomeriggio, e siamo ripartiti, ripensando a tutto quello che ci aveva detto...






Vagando e perdendoci per l’ennesima volta ci siamo trovati ad affrontare una salita ripidissima, di cui siam venuti a capo solo ricorrendo alla seconda marcia, che saltava fuori spesso facendoci temere di dover spingere a breve….






Il paesello in cima, nella foto, si chiama Piampaludo, ed ad aspettarci c’era questo professore...






….gentilissimo, un uomo che aveva già spremuto tre moto BMW a suon di chilometri, che vedendoci un po’ disorientati ed alle prese con la cartina (ci eravamo accorti che stavamo procedendo in direzione opposta a quella pensata) è sceso dalla sdraio su cui stava rilassandosi al sole, e ci ha fornito informazioni, accoglienza, un bicchiere d’acqua ed un biscotto! Abbiamo immediatamente apprezzato la sua simpatia, e ci ha raccontato di quando lui era ragazzo ed affrontava la salita “direttissima” con un Ciao! Ci ha spiegato la strada, e la storia della zona, che lui aveva descritto nella tesi di laurea sull’economia politica della zona. L’intera area era usata dai boscaioli che fornivano legna per le fabbriche di vetro della valle, ma quando queste hanno chiuso i boscaioli hanno deciso di fare le valigie e sono migrati in Francia, tenendo alta la loro fama di gran lavoratori. Dal passato della sua storia ci siamo svegliati di colpo quando è apparso un ragazzo, suo nipote, giovane campioncino di calcio che ha allietato la conversazione con la sua spensierata voglia di diventare un campione.

La seconda notturna del viaggio

Da Piampaludo la strada verso est è proseguita tra crinali con pinete bruciate e macchia mediterranea ed una volta sceso il buio dabbiamo deciso di fermarci ad Arquata scrivia, dopo aver percorso un tratto di stradina strettissima in cui ci hanno attraversato la strada davanti due caprioli ed un cinghiale... siccome la vespa non fa tantissima luce col faro, soprattutto se davanti hai i bagagli, non sappiamo tutt'ora come abbiamo fatto a percorrere il tratto che da Carrosio arriva ad Arquata scrivia passando da un paesello che si chiama Sottovalle. Ma ricordandola come un atto di eroica follia ci solleviamo e siamo contenti di aver creduto in noi stessi...
Arquata scrivia ci ha lasciato poco, se non una pizza e due coca cola a testa (in assenza di redbull) perchè avendo deciso di proseguire con la tratta notturna, avevamo bisogno di caffeina...

Ci siamo infilati su per la val Borbera, che consigliamo a qualsiasi amante delle due ruote, una valle che con la luna piena appare lunare, i suoi calanchi bianchi su ambo i lati della strada, che dapprima è dritta, poi sinuosa, es infine si fa decisamente tortuosa dopo Cabella Ligure.. curve da seconda e terza ci hanno portato ad affrontare l'ulrtimo pezzo in seconda fissa con dei tratti a luci spente, talmente era forte la luce della luna sull'asfalto...

In cima alla salitadi Aie di cosola si arriva sul crinale, a Capanne di Cosola, località per la quale passa la via del sale che porta dalla pianura padana a Recco, usata un tempo da commercianti contrabbandieri, briganti e pastori, ed oggi da gente che vuol fare 50 km di trekking in 4 giorni ed arrivare a piedi al mare.. (vela consiglio).  Messa giù la tenda in un campo a fianco del sentiero, ci siamo gustati il ritorno in provincia di Pavia respirando il vento della vetta (1250m) e guardando il lampeggiare di un temporale estivo in lontananza, sulla piana del Po.



La Luna sopra di noi ci ha fatto i complimenti, e ci ha detto di star tranquilli, che i Lupi ormai temono l'uomo, sanno che è portatore di fucile.

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